Bollettino socio-economico del Veneto: i dati dell’estate 2026
29 Lug 2026

Bollettino socio-economico del Veneto: i dati dell'estate 2026

Il Report è dell’Ufficio Statistica della Regione del Veneto, che ha analizzato i principali trend del territorio delle sette province.

Nel contesto nazionale migliora la fiducia delle imprese, con una previsione della crescita regionale, nel 2026, pari allo 0,6%. A maggio l’inflazione era al 3,5% e l’anno, in Veneto, è iniziato con una contrazione delle imprese e un aumento delle esportazioni. Sul fronte del lavoro più donne occupate e meno disoccupati, ma l’occupazione complessiva cala. Sono alcuni dei dati che emergono dal “Bollettino socio-economico del Veneto”, pubblicazione dell’Ufficio Statistica della Regione aggiornata all’estate 2026. Vediamo i principali trend.

LE IMPRESE.

Il primo trimestre del 2026 si chiude con una riduzione del numero di imprese attive in Veneto: le imprese attive venete alla fine del primo trimestre del 2026 si attestano sulla soglia delle 413 mila unità e nei primi tre mesi dell’anno si registra un calo dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Quasi stabile, invece, l’andamento congiunturale della base imprenditoriale regionale (-0,3% rispetto al trimestre precedente). La riduzione di imprese attive con sede in Veneto riguarda tutti i macrosettori economici a eccezione del comparto dei servizi che presenta un bilancio complessivo in leggera crescita. La contrazione risulta sensibile nell’industria e nel settore agricolo. Il comparto delle costruzioni fa registrare la dinamica negativa più marcata. Pesa la riduzione della domanda proveniente dal settore residenziale e l’impatto della guerra in Medio Oriente che si ripercuote nella catena degli approvvigionamenti e sui prezzi. Nei servizi l’andamento invariato è il frutto di un sistema imprenditoriale che si conferma a doppia velocità, dove la crescita dei servizi ad alto contenuto di conoscenza compensa la contrazione di quelli tradizionali.

L’INTERSCAMBIO COMMERCIALE.

I dati provvisori sull’interscambio commerciale relativi al primo trimestre del 2026 evidenziano una dinamica positiva delle vendite di beni verso l’estero realizzate dalle imprese venete: l’export registra un sensibile aumento del + 5,1%, pari a un incremento di 1 miliardo di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato ben al di sopra della media nazionale (+1,3%), ma ottenuto grazie allo straordinario incremento di vendite estere dei mezzi di trasporto (cantieristica navale), realizzato nella provincia di Venezia. A livello di categoria economica, oltre ai mezzi di trasporto, si registrano incrementi del valore delle vendite estere per il comparto moda (+2,0%), le apparecchiature elettriche (+3,5%) ed elettroniche (+14,3%), mentre restano stabili le esportazioni dei beni agroalimentari (+0,4%), nonostante il dato negativo delle bevande (-5,0%), e calano nei settori della chimica, meccanica, occhialeria e industria del mobile. Quanto ai mercati di destinazione, il boom dell’export verso gli USA (+972 milioni di euro rispetto al primo trimestre del 2025) è dovuto in buona parte alla contabilizzazione di alcune commesse nel settore delle cantieristica navale. In leggera crescita anche le vendite verso i due principali mercati storici: Germania +1% e Francia +0,8%. Buoni i risultati ottenuti nel mercato svizzero (+13,7%) e in quello iberico (+6%), mentre si registra un sensibile calo dell’export regionale verso gli Emirati Arabi Uniti (-39,1%), Messico (-21,5%), Turchia (-9,2%) e Belgio (-7,6%).

MERCATO DEL LAVORO.

Nel primo trimestre 2026 in Veneto gli occupati sono 2.189.912, -1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di una occupazione media italiana quasi stabile. Cresce la componente femminile, +1,5%, mentre quella maschile diminuisce del -3,7%. Sono meno le donne disoccupate e in complesso il tasso di disoccupazione totale è pari a 3,2%. Si registra un aumento degli inattivi (+3,5%), quasi esclusivamente dovuto al peso rilevante della crescita degli uomini in stato di inattività (+8,3% rispetto al +0,8% dele donne).

MOBILITÀ E TRASPORTI.

Le persone che si sono spostate quotidianamente in Veneto nel 2025 sono l’81,5% dei soggetti in età 14-84 anni, secondo le stime dell’Osservatorio ‘Audimob – Stili e comportamenti di mobilità degli italiani’ di Isfort. Aumenta nell’ultimo anno il tempo medio pro capite dedicato alla mobilità, che dai 49,5 minuti del 2024 passa ai 54,3 del 2025. Ogni spostamento dura mediamente 23 minuti e copre una lunghezza media di 11 chilometri. La prima motivazione degli spostamenti è rappresentata dalle necessità di studio o lavoro (37,8%); a seguire il 32,6% dei movimenti è legato al tempo libero e un ulteriore 29,7% alla gestione familiare. Per quanto riguarda gli orari di partenza degli spostamenti, la fascia antimeridiana vede il 5,1% dei movimenti iniziare prima delle 7, il 18,6% tra le 7 e le 9 e un ulteriore 25,6% tra le 9 e le 13; nella fascia pomeridiana la quota maggiore degli spostamenti comincia tra le 17 e le 20.30 (23,2%). I mezzi di trasporto a motore assorbono il 76% degli spostamenti in Veneto, lasciando quindi alla mobilità dolce, a piedi o in bicicletta, una quota pari al 24%. Tra i mezzi a motore prevale ampiamente l’auto privata (85,8%); l’uso di mezzi pubblici copre una quota pari al 9,2% dei trasferimenti.

POPOLAZIONE E SOCIETÀ.

Nel 2025, in Veneto il 14,6% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale. Dopo il miglioramento registrato tra il 2021 e il 2024, l’indicatore ha ripreso a peggiorare: risulta in aumento di circa due punti percentuali rispetto all’anno precedente e rimane superiore ai più favorevoli livelli raggiunti nel 2019 (10,3%).
Nonostante questo peggioramento, il Veneto continua a presentare una situazione meno critica rispetto alla media nazionale (22,6%). L’Italia, pur mostrando alcuni progressi negli ultimi anni, resta infatti tra i Paesi europei maggiormente esposti al rischio di povertà o esclusione sociale. Ciò non deve tuttavia indurre a sottovalutare il fenomeno nella nostra regione. Si stima che siano circa 700 mila le persone a rischio di povertà o esclusione sociale, che incontrano difficoltà a mantenere uno standard di vita adeguato e, nei casi più gravi, ad accedere ai beni e ai servizi essenziali. A questa condizione si affiancano altre forme di disagio. Il 5,9% della popolazione vive in situazioni di grave deprivazione abitativa (6,6% Italia), in alloggi con problemi strutturali, di umidità o di sovraffollamento. Inoltre, nel 2024 il 3,9% dei residenti, pari a circa 189 mila persone, dichiara di aver rinunciato alle cure sanitarie per motivi economici, pur avendone bisogno (5,3% in Italia).

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